Sicurezza e fattore umano: quando l’errore parte dal cervello
Perché non basta la normativa se sottovalutiamo la psicologia
Quando si analizzano le cause degli incidenti sul lavoro, spesso si parla di mancanza di dispositivi, norme non rispettate o ambienti poco sicuri. Ma la verità è che oltre il 90% degli infortuni ha origine da un elemento invisibile, ma determinante: l’errore umano.
Stress, distrazione, abitudini sbagliate, sottovalutazione del rischio o comunicazioni poco chiare sono solo alcune delle componenti che incidono sulla nostra capacità di fare la scelta giusta al momento giusto. Ecco perché oggi si parla sempre più di fattore umano nella sicurezza.
🔍 L’errore umano: non è (solo) colpa del lavoratore
Spesso si tende a colpevolizzare chi sbaglia. In realtà, gli errori sono parte naturale del comportamento umano, soprattutto in contesti complessi, ripetitivi o ad alta pressione.
Ecco alcuni esempi di errori comuni:
- automatismi non corretti (es. saltare una verifica “perché tanto va sempre tutto bene”),
- attenzione ridotta a causa di multitasking, turni stancanti o stress,
- errata interpretazione delle istruzioni,
- comunicazioni ambigue o mancanza di feedback.
🧩 Cosa può fare la formazione?
Una buona formazione in ambito sicurezza non può limitarsi alla normativa: deve allenare anche il cervello.
Per questo, SIF propone percorsi che includono:
- moduli dedicati al comportamento sicuro,
- casi pratici di analisi incidenti reali,
- riflessioni guidate sul rischio percepito vs rischio reale,
- introduzione a principi di ergonomia cognitiva, ovvero come il nostro cervello elabora informazioni in contesti di lavoro complessi.





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